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La mediocrità nel marketing sta morendo. E non farà in tempo a salutare.

Uncategorized Jan 09, 2026

C'è stato un tempo in cui bastava sapere le cose.

Sapere che un copy doveva avere un hook forte. Sapere che una landing page doveva caricarsi in meno di 3 secondi. Sapere che bisognava testare più angle. Sapere che l'email marketing non era morto. Sapere che il retargeting funzionava.

Sapere, sapere, sapere.

E poi? Poi niente.

Perché sapere non significava fare. E fare non significava fare bene.

Per anni il marketing è stato il regno della mediocrità consapevole. Professionisti che conoscevano la teoria a menadito e la applicavano al 60%. Agenzie che vendevano strategie da manuale e le eseguivano con il pilota automatico. Consulenti che parlavano di eccellenza e consegnavano "sufficiente".

E funzionava.

Funzionava perché la competizione era poca. Funzionava perché i clienti non sapevano distinguere. Funzionava perché il mercato perdonava.

Ora non funziona più.

Sai cosa è successo negli ultimi anni?

Tutti hanno studiato.

I corsi online hanno democratizzato la conoscenza. YouTube ha reso accessibili strategie che prima costavano migliaia di euro in consulenza. I libri di marketing si sono moltiplicati. I podcast hanno portato le best practice nelle orecchie di chiunque avesse mezz'ora di tempo in macchina.

Oggi il titolare di un negozio di scarpe a Frosinone sa cos'è un funnel.

Il ristoratore di Pescara sa che deve raccogliere le email dei clienti.

La commercialista di Varese sa che LinkedIn è importante per il B2B.

Tutti sanno tutto.

E questo ha cambiato le regole del gioco in modo irreversibile.

Quando tutti conoscono le basi, le basi non bastano più. Quando tutti sanno scrivere un copy "decente", il copy decente diventa invisibile. Quando tutti hanno una landing page "abbastanza veloce", abbastanza veloce equivale a lento.

La mediocrità si è democratizzata. E nel momento in cui diventa lo standard, smette di funzionare.

"Tanto il cliente non se ne accorge"

Per anni ho sentito questa frase.

Non se ne accorge se il copy è scritto in fretta. Non se ne accorge se le immagini sono stock. Non se ne accorge se il sito è un template. Non se ne accorge se la strategia è copia-incolla.

Balle.

Il cliente non sa articolare cosa c'è che non va. Non ti dirà mai: "Guarda, il tuo copy manca di specificity e il value proposition non è chiaro nel primo scroll."

Ma lo sente.

Lo sente quando legge una pagina di vendita e non gli viene voglia di comprare.

Lo sente quando visita un sito e dopo tre secondi torna su Google.

Lo sente quando riceve un'email e la cestina senza aprirla.

Lo sente quando vede un annuncio e scrolla oltre senza fermarsi.

Il cliente non sa cosa sia la mediocrità, ma la riconosce istintivamente. E la punisce. Con l'indifferenza, che nel marketing è la condanna a morte.

Quando parlo di eccellenza, non parlo di perfezione maniacale.

Non parlo di passare sei mesi a scegliere il font giusto. Non parlo di riscrivere un copy 47 volte. Non parlo di paralisi da analisi mascherata da standard elevati.

Parlo di qualcos'altro.

L'eccellenza nel marketing è la differenza tra sapere e implementare. Tra conoscere la teoria e applicarla con precisione chirurgica. Tra avere le informazioni e trasformarle in risultati.

Facciamo qualche esempio concreto.

Il copy. Tutti sanno che deve avere un hook forte, benefici chiari, prove sociali, call to action. Questa è la teoria. L'eccellenza è scrivere un hook che ferma lo scroll in un mercato saturo. È trovare l'angolo che nessun competitor ha ancora usato. È calibrare il tono sulla psicografia specifica del target, non su un buyer persona generico. È testare 20 varianti per trovare quella che converte il 3% in più, e sapere che quel 3% cambia tutto.

La landing page. Tutti sanno che deve essere veloce, chiara, con un'unica call to action. L'eccellenza è 0.8 secondi di caricamento invece di 2.3. È una sequenza di sezioni costruita su ricerche reali, non su template. È un design che guida l'occhio esattamente dove vuoi tu, non dove capita. È un form che chiede esattamente i dati che servono, né uno di più né uno di meno.

Gli annunci. Tutti sanno che servono più creatività, più angle, più test. L'eccellenza è avere un sistema che genera varianti in modo scientifico. È sapere quali metriche guardare nei primi 3 giorni per capire se un annuncio ha potenziale. È conoscere la differenza tra un hook che attira click e uno che attira clienti. È ottimizzare per il ROAS di lungo periodo, non per il costo per lead di oggi.

L'email marketing. Tutti sanno che bisogna segmentare, personalizzare, automatizzare. L'eccellenza è una sequenza di benvenuto che converte al 12% invece che al 2%. È un oggetto che viene aperto dal 45% della lista invece che dal 18%. È sapere esattamente quando mandare l'email di vendita senza bruciare il rapporto con il contatto.

Vedi la differenza?

Non è sapere cosa fare. È sapere come farlo in modo che funzioni davvero.

Parliamo di numeri.

Un'azienda investe 5.000€ al mese in advertising. Con una strategia mediocre, ottiene un ROAS di 2. Per ogni euro speso, ne tornano 2. Margine lordo: 5.000€.

Con una strategia eccellente, lo stesso budget produce un ROAS di 4. Margine lordo: 15.000€.

Differenza: 10.000€ al mese. 120.000€ all'anno.

Stesso budget. Stesso mercato. Stesso prodotto.

La differenza è nell'esecuzione.

E questo è solo l'advertising. Aggiungi il sito che converte al 1% invece che al 3%. Le email che vendono al 2% invece che al 6%. Il funnel che perde il 70% dei contatti invece del 40%.

La mediocrità non è gratis. Costa molto più di quanto pensi. Solo che il costo è invisibile, perché non sai quanto stai lasciando sul tavolo.

Qualcuno potrebbe chiedersi: perché questo cambiamento sta avvenendo adesso?

Tre motivi.

Primo: saturazione. I canali digitali sono saturi come non mai. Su Facebook competono milioni di inserzionisti. Su Google le aste sono sempre più costose. Nelle inbox delle persone arrivano decine di email al giorno. L'attenzione è la risorsa più scarsa che esista, e la mediocrità non la cattura.

Secondo: sofisticazione del consumatore. Le persone hanno visto così tanto marketing che hanno sviluppato anticorpi. Riconoscono i pattern. Fiutano le manipolazioni. Scrollano oltre le formule già viste. Per fermarli serve qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.

Terzo: trasparenza. Internet ha reso tutto misurabile e confrontabile. I clienti possono verificare le recensioni, confrontare i prezzi, leggere le esperienze di altri. La mediocrità non ha più dove nascondersi.

Questi tre fattori combinati hanno creato un ambiente dove solo l'eccellenza sopravvive. Non è una questione di se, è una questione di quando la mediocrità verrà spazzata via.

Ecco cosa sta succedendo nel mercato.

Da una parte ci sono aziende e professionisti che hanno capito. Investono in competenze vere. Assumono persone capaci, non le più economiche. Testano, misurano, ottimizzano. Trattano il marketing come una disciplina seria, non come un costo da minimizzare.

Dall'altra parte ci sono quelli che ancora pensano che "tanto basta esserci". Che il sito l'ha fatto il cugino. Che il copy lo scrivono in dieci minuti. Che le ads le gestisce lo stagista. Che il marketing è una spesa, non un investimento.

Il divario tra questi due gruppi si sta allargando a velocità impressionante.

I primi ottengono costi di acquisizione sempre più bassi, margini sempre più alti, crescita sempre più veloce. I secondi faticano sempre di più, spendono sempre di più, ottengono sempre di meno.

Non c'è via di mezzo. Non esiste più il "mediamente bene". Esiste chi vince e chi sopravvive a malapena.

Ma ora basta teoria. Parliamo di pratica.

Se vuoi uscire dalla mediocrità, devi fare un audit spietato di tutto quello che stai facendo. E quando dico spietato, intendo spietato.

Il tuo sito. Quanto tempo ci mette a caricarsi? Non quanto pensi tu, quanto dice Google PageSpeed. Se è sopra i 2 secondi, stai perdendo soldi. Quanto converte? Se non lo sai, hai un problema più grande. Se lo sai ed è sotto il 2%, hai margine enorme di miglioramento.

Il tuo copy. Rileggilo come se fossi un cliente freddo, uno che non ti conosce, non si fida di te, e ha altre mille opzioni. Vorresti continuare a leggere? Vorresti comprare? Vorresti almeno saperne di più? Se la risposta non è un sì convinto, riscrivi.

Le tue ads. Quante creatività stai testando? Se la risposta è "poche" o "le stesse da mesi", stai lasciando performance sul tavolo. Qual è il tuo CTR? Il tuo costo per click? Il tuo ROAS? Se non conosci questi numeri a memoria, non stai gestendo le ads, stai sperando.

Le tue email. Qual è il tasso di apertura? Se è sotto il 25%, i tuoi oggetti fanno schifo. Qual è il tasso di click? Se è sotto il 3%, il contenuto non interessa a nessuno. Qual è il tasso di conversione? Se non lo misuri, stai lavorando al buio.

Il tuo funnel. Mappalo. Tutto. Dal primo contatto alla vendita. Dove perdi le persone? Perché le perdi? Ogni punto di caduta è un'opportunità di miglioramento. E ti garantisco che ne troverai tanti.

Questo è il lavoro. Noioso? Forse. Necessario? Assolutamente.

Voglio chiudere con questo concetto.

L'eccellenza non è qualcosa con cui nasci. Non è un dono riservato a pochi eletti. Non è questione di genio o creatività innata.

L'eccellenza è una scelta.

È la scelta di non accontentarti del "va bene così". È la scelta di rifare quel copy una volta in più. È la scelta di testare quella variante anche se pensi che non cambierà nulla. È la scelta di studiare quel nuovo strumento invece di guardare Netflix. È la scelta di assumere il professionista che costa di più perché sai che ti farà guadagnare di più.

È la scelta di trattare ogni dettaglio come se fosse importante, perché nel marketing di oggi lo è.

La mediocrità sta morendo. Chi si aggrappa ad essa morirà con lei.

L'eccellenza sta vincendo. E c'è ancora tempo per scegliere da che parte stare.

La domanda è: tu cosa scegli?

 

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Testimonianze:

Luca Mazzucchelli: psicologo, imprenditore, divulgatore

 

Davide Marciano: imprenditore, founder di AffariMiei.biz

 
Daniele Monterosi, attore

 
Romeo Lippi: psicologo, psicoterapeuta

 
Giuseppe Gatti, investitore immobiliare

 
Marco Carrara: imprenditore, formatore

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